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martedì, ottobre 31, 2006
 

Catarsi.Stage.2

E anche questa è fatta. Non ho più una camera da letto, la mia camera da letto, quella che "dai.. pare una barca".. eh si chicca.. stile vecchia marina..

Insomma questo è un passo veramente decisivo. L'inizio di questo stage ha previsto prima di tutto la decisione. Forse è il caso di liberarsi di questa stanza. Peccato perchè è bella (nonostante qualcuno non la pensi proprio così). Poi un rapido inserto su PortaPortese e via tre telefonate. Quella mejo è stata la seconda (come diceva Verdone) e tant'è che eccomi qui questa sera con l'allegra famiglia N. romana de roma, due figli cresciuti e pasciuti, e subito tutti mi hanno ispirato simpatia, nonostante si siano professati boyscout. Lui è un tipo alla Mario Brega, lei è una casalinga allegra. Il ragazzo ha bisogno della cameretta nuova e noi non ci possiamo permettere una bella camera nuova. Da stamattina io e mia madre ci siamo improvvisati Cenerentole de noantri e al momento ho una stanza tirata a lucido che pare la suite del capitanto della Grand Princess. Dieci minuti scarsi e l'affare è concluso. Tra tre settimane dovrò consegnarla. Un po' mi dispiace, mi fa effetto, ma so che anche questo sarà un segno, un passaggio, una tappa e tutti i sinonimi che possono venire in mente.

In queste settimane sta cambiando il lavoro, sta cambiando la casa (o almeno si prospetta sempre più vicina la ristrutturazione, avendo già consegnato i disegni), mi sto scoprendo ancora un passo oltre. Succedono piccoli eventi che spesso hanno ripercussioni colossali, o altre volte senti un tuono in lontananza che ti fa temere per un diluvio senza precedenti, e alla fine invece esce il sole. Cose inaspettate e per questo ancora più belle. Come il bagno al mare che ho fatto domenica scorsa, in compagnia di un provetto nuotatore peloso, puzzolente, maldestro e molesto.

Stage.2.complete.

i pensieri pericolosi di potch | 19:01 | commenti (6)


giovedì, ottobre 19, 2006
 

.cos'è il genio..

folgorato da due notti passate in treno per un viaggio che in durata eguaglia un Roma - Kuala Lumpur, ma che in effetti mi ha portato solo a Palermo (con tutto il rispetto per questa città bellissima, dove, strano a dirsi, tutti quelli che ho incontrato mi hanno parlato del famoso "tciaffico"), ho passato questa prima mezzora di lavoro su youtube. In effetti mi rendo conto come ci sia un mondo dietro ogni cosa. Ci sono persone, o "ci sono gente", come a volte ho sentito dire, che si incammina in aprofondimenti e soprattutto in performance video-cinematografiche degne di Spielberg. Ed è per questo che, sulla falsa riga di quanto già da tempo sta facendo il buon Ivanhawk, voglio incamminarmi in questa specie di rubrica sul genio. Per partire non posso non iniziare da quella che anche per me è una mania. Ho trovato una video in ambientazione Star Wars che è degno di nota. Ricalca tutta la saga e conclude in modo geniale. Don't miss it. 

..se non doveste visualizzarlo correttamente questo è il link: http://www.youtube.com/watch?v=n3Msy4njBjM

i pensieri pericolosi di potch | 09:09 | commenti (10)


lunedì, ottobre 02, 2006
 

Catarsi.Stage.1

 

Catarsi (Dal greco katharsis, "purificazione"), termine utilizzato per la prima volta nel 1895 da Sigmund Freud e Joseph Breuer nei loro studi sull'isteria per indicare la liberazione di emozioni, alla base di tensioni o ansia, grazie al recupero di pensieri o ricordi.

 

Parto dalla definizione trovata su google per il termine che dà il titolo a questo post, per indicare lo stato verso il quale sto tendendo e che sta coinvolgendo buona parte dei miei pensieri di questo ultimo periodo.

La liberazione è qualcosa che ognuno credo debba a se stesso, e debba lottare per ottenerla.

Ora il punto è con chi si debba lottare per ottenerla. E quando si tratta di liberazione da uno stato mentale, non certo di quella fisica, il principale nemico è proprio l’individuo stesso.

Non voglio darmi arie da filosofo de noantri, e quindi credo che la riproposizione dello stato d’animo di questa sera possa essere una via di mezzo tra la lezione di potch_filosofia e un “senti.che.ho.fatto.oggi”.

Gran parte del branco sa, e con una ristretta minoranza ne ho a lungo discusso, della mia attuale frenesia per ricrearmi uno spazio di casa mio. Ho tirato in ballo le persone più disparate nello spazio e nel tempo per congegnare soluzioni abitative adeguate, modifiche strutturali conciliabili con le esigenze di mezzo mondo, strategie comunicative efficaci per non creare tsunami spirituali nella cerchia familiare ristretta.

Casa mia un giorno è destinata a diventare una specie di villino bifamiliare ultramoderno, poi assume le connotazioni del loft moderno in stile bohemiene, per concludere in alcune giornate nella forma della comune 68-iana.

Insomma l’urgenza è che in qualche modo s’ha da cambià qualcosa.

Me lo chiedono i bagni di casa, di cui uno piscia acqua da tutte le parti, me lo chiede la mia stanza-studio, che pare ispirata a casa Kaufmann (La casa sulla cascata), per le infiltrazioni dal terrazzo condominiale, me lo chiedono i mobili che vedo ormai da trentuno anni, e che bramano l’agognata pensione, o quanto meno un decoroso ritiro in luoghi diversi, lontani da montesacro.

Ma principalmente me lo chiedo io.

Occorre dare finalmente un segnale forte che il tempo passa, che la vita è cambiata, che si diventa nostro malgrado grandi e che le responsabilità e l’armata delle tenebre (vedi scheletri) negli armadi, vanno affrontati. Tutto questo comporterà tante serate con gli occhi aperti nel buio a pensare, o a guardarsi riflessi in un boccale di birra sentendo le parole di un vecchio amico che si fanno strada nel fumo di una sigaretta. Sono immagini evocative che però devono partire dalla voglia di farlo.

Spesso trovo che la maggiore difficoltà nell’affrontare qualsiasi cosa attività, lavorativa, nei rapporti con gli altri, e a questo punto credo anche con se stessi, sia cominciare.

Senza dilungarsi troppo in un assurdo inviluppo di parole che porterebbero lontano dalla traccia proposta, sport che pratico con assiduità ed interesse, credo sia bene lasciare il mio pensiero allo stadio del titolo di questo post, ossia, come si diceva un tempo, quando i pomeriggi al mare erano scanditi dalle 200 lire nei giochi del bar, “al primo quadro”.

Quindi con attenzione sto imparando i primi movimenti, per poi sferrare la super mossa e ammazzare il mostro con un solo cannoncino.

Torno alla casa, punto da cui parte tutto il viaggio che porta al mondo dei grandi.

Per fare i lavori di ristrutturazione, qualsiasi essi siano, c’è bisogno di fare spazio. Per fare spazio c’è bisogno di buttare ciò che non serve più. Per fare questo occorre coraggio e molta buona volontà. Ed è pur vero che una volta partito, al grido di “Nessuna pieta”, il processo comincia a fluire veloce.

Questo è stato il mio week-end, o almeno la parte emotivamente più coinvolgente.

Sono sceso in garage ed ho iniziato una lenta e massiccia opera di setaccio tra gli scaffali impolverati. Sono venute alla luce cose dimenticate, giocattoli oggetti e fotografie che mi hanno spinto verso le 88 miglia all’ora ed hanno attivato il flusso canalizzatore (citazione). Una vita. Storie del passato prepotentemente seppellite dalla famiglia e altrettanto prepotentemente riuscite a parlare ancora una volta di sé. Ciarpame di ogni tipo che ha risvegliato neuroni in letargo e mi ha fatto riprovare sensazioni dimenticate, trasportandomi in mezza Italia dal 1975 al 2000 circa, data di una precedente sgrossata al garage.

4 buste di “mondezza” in più per l’Ama da smaltire, molto spazio in più per me.

Ovviamente non ho buttato gli “sveglia ricordi”, ma solo ciò che come di consueto non ho mai avuto voglia di buttare.

Sistemato con fatica tutto questo oggi è stata la volta dello studio, in origine la mia prima camera da letto. Dove in questo momento è rimasta la scrivania, il tecnigrafo di mio padre, e un cubo di 2 m cubi di libri e scartoffie, che prenderanno anche loro posto nel garage in attesa della nuova collocazione nella nuova casa nella nuova consapevolezza. A parte lo sfacchinamento mostruoso del portare giù tutto (per il quale ringrazio sentitamente ‘lett), questo è stato veramente catartico. Non senza una vena di tristezza negli occhi di mia madre, che si è vista portare via un pezzo di vita passata, la camera dei bimbi, come ha detto lei, (“i bimbi non ci sono più” per citare la frase esatta), ho sentito un pesante portone che lentamente si sta schiudendo, e sollevando una gran quantità di polvere sta facendo passare qualche raggio di luce.

Mi fa stare bene questo movimento. Sento che è la cosa giusta. Elaborare questo passaggio è una cosa dovuta e sto facendo i primi passi.

Adesso immagino che da fuori tutto ciò possa sembrare assurdo o esageratamente parafrasato, ma standoci dentro è lampante quanto sia importante.

Guardando intorno le pareti semi vuote, e sapendo che presto mezza casa sarà così, credo di aver fatto un primo passo in avanti. E lo testimonia anche il fatto che dal mio ritorno da Firenze questo è uno dei primi momenti in cui mi va di scrivere.

Cambiare, capire e crescere.

Sentire che questa sarà probabilmente una nuova casa, la casa in cui starò dopo la casa in cui sono cresciuto, è una tappa che non mi voglio perdere, e che mi sto cominciando a gustare per bene.

Questo è l’antipasto di una cena alla fine della quale il conto lo offrirà la pace con se stessi.

Stage 1… Complete.

i pensieri pericolosi di potch | 01:01 | commenti (10)