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martedì, febbraio 20, 2007
 

.è ufficiale.

.l'omino della Romania è arrivato oggi con un losco figuro delicatamente adorno di un ragnone tatuato sul collo. In mattinata mi sono cimentato nella ardua impresa della presentazione della D.I.A. ed ho improvvisato una modifica del progetto (che per fottuti 12 cm rischiava di non essere approvato), e ho tutti i permessi in regola. Rimane solo da avvertire la temutissima signora urlante del piano di sotto. Start up dei lavori fissato per giovedì primo marzo. Mi riprometto di pubblicare l'avanzamento lavori per farvi partecipi delle gioie e dolori della ristrutturazione. Appuntamento mondano, dopo il CPDP "Crèpe Pre-Demolition Party" di sabato scorso, sarà il FSBP "Finalmente Solo Barbwque Party" che si terrà approssimativamente a fine maggio (data presunta di fine lavori). UItimi preparativi e poi tutti con la cazzuola di Shpalman..

i pensieri pericolosi di potch | 21:19 | commenti (1)


giovedì, febbraio 15, 2007
 
Mario il Cartonaro ed i Paradiso delle Scatole
Era più o meno l’85, quando alla radio imperversavano George Micheal, Boy Gorge, Kim Wilde e tutta l’allegra truppa di angloamericani che ci hanno regalato canzoni impedibili, rigorosamente registrate su nastri BASF o TDK 90’, ed io, bimbetto di 10 anni, passavo alcuni pomeriggi nel cortile tra i palazzi di casa a Roma.
Una masnada di maleodoranti ragazzini si affrontava i micro partite di micro calcetto su micro campetti improvvisati, la cui particolarità era quella utilizzare come porte le serrande dei garage (tra i quali a volte il mio, particolarmente gettonato per la “tedesca” e il “5 s’esce”), grazie alle quali ogni goal era sottolineato da un boato fragoroso tipo gong, ai quali spesso si accompagnavano le urla dei bambini, le urla degli improvvisati spettatori e soprattutto le urla dei proprietari dei garage, tra i quali mio padre che dall’alto della sua stazza incuteva un certo timore.
Questi rumori molesti alimentavano la vita sedentaria delle casalinghe dei piani bassi e di quelle figure mitologiche di donne segregate in casa con la vestaglia, o di pensionati prematuri vessati dalle mogli in vestaglia, le cui abitudini alimentari erano sconosciute a tutti, ma sulle quali viaggiavano le fantasie di noi piccoli, arrivando anche ad ipotizzare la pratica del cannibalismi finalizzata a riti di stregoneria.
C’erano alcuni giardini nei quali, se malauguratamente ci fosse finito dentro il pallone, avresti dovuto combattere contro le forze oscure della Signora del Giardino. Una specie di strega cattiva dell’Est del Mago di Oz, prima fra tutti la famigerata “pompiera”, che non solo bucava il pallone reo di aver colpito il povero ed orribile geranio, circondato da un clone del muro di berlino fatto con le mattonelle, ma che aveva la pessima abitudine di evitare qualsiasi uso della lingua italiana, se non quello di emettere gemiti e gorgogli, optando invece per un’arma di offesa tanto popolare quanto nefasta: il tubo dell’acqua (da cui il simpatico soprannome). Devo dire che nel mio caso non faceva molta differenza, vista la quantità di sudore che riuscivo a produrre; e quello era solo l’anticipo della doccia, o ancora meglio del bagno caldo nel quale mia madre mi inzuppava come un savoiardo. Ed ovviamente in quei frangenti la voce perentoria di mio padre che sottolineava il fatto che avessi sudato si scontrava con mia madre che replicava l’impossibilità di non sudare giocando a pallone.
Ma anche altre erano le figure mitiche dell’infanzia ai giardinetti, sia tra gli oggetti, vero culto dei poveri: la Fonta(nella), il Super Tele o per i più fortunati il Super Santos, sia tra i bambini: Alberto il capitano, il Panza, Sandrino detto Dudo Raglierino, il grande Alfredo, Paolo con la sua bici e il suo sguardo aristocratico, bersagli mobile della grande nevicata di uno di quegli inverni, lo scattante Valerio, il fratello grande di Sandrino (purtroppo passato a miglior vita), Morgan il bello, sia tra adulti dalla fama oscura: la mamma di Astrid detta la Mignotta, Jo Osranogloo la pazza, e soprattutto lui: Mario il Cartonaro.
Mario era un brutto vecchietto che di tanto in tanto compariva in mezzo all’improvvisato campo da calcio, con una 127 (vado a memoria), dalla quale scaricava ogni volta tonnellate di cartoni che puntualmente stoccava in un garage, che per sfortunata posizione, o forse per paura di essere tumulati sotto i cartoni, credo non sia mai stato toccato da una palla.
Mario non l’ho mai sentito parlare, ma l’ho visto tante volte, vestito alla buona, ma soprattutto non ho mai capito cosa cazzo ci facesse con tutti quei cartoni.
Bene, tornando ai giorni nostri e più precisamente a ieri pomeriggio, dopo la conferma dell’omino dell’Est che agli inizi di marzo cominceremo a smantellare casa per la ristrutturazione, e sull’onda del lento processo di inscatolamento di ogni cosa contenuta in casa potch degli ultimi tempi, non appena rientrato dal lavoro, mi sono dato alla rabdomanzia cartonistica.
Sono andato alla volta del supermercato “il castoro”, dietro consiglio della mamma, per recuperare qualche cartone con l’obiettivo socio culturale di passare la serata ad impacchettare, disporre, scotchare, ecc.
Vicino al castoro, ormai in chiusura, uno di quei negozietti di detersivi e tristezze indicibili, mi ha regalato la gioia di 5 belle scatole, che ho dovuto inizialmente mondare dal coacervo di impudicizie contenute: principalmente carte, cellophan e poco altro. Certo, dover buttare anche la scatoletta di mangime per gatti gusto Calcutta, ha messo in serio pericolo il mio apparato digerente, soprattutto quando l’ho gettata e lei ha replicato con un ultimo guizzo di vita, lasciandosi dietro una scia di morte olfattiva che mi si è avvinghiata come una sciarpa legata col cappio (va molto di moda).
Avvicinatomi al secchio per disfarmi della fogna di Calcutta condensata, e dei rifiuti vari, ho cercato di mantenere un certo distacco dall’attività in corso, un po’ della serie “faccio cose vedo persone”, infallibile tecnica per guadagnare sempre l’immagine del tipo trendy.
E’ stato lì che ho cominciato a sentire quella oscura presenza farsi avanti. Lo spirito di Mario il Cartonaro stava attentando pesantemente al mio spirito sensibile, con oscene proposte di 20 metri cubi di cartoni puliti in cambio della mia anima.
Ma quando, andando proprio verso il castoro, mi sono quasi fiondato verso altri 2 cartoni poggiati per terra, ho capito che la mascherata non andava avanti proprio da fighetto.
Ho vacillato quando un orribile cane, accompagnato da uno degli ex bulli della gioventù, adesso probabilmente affermato tipografo di valuta falsa, e dalla sua compagna, ex ragazzina cresciuta troppo in fretta e dallo sguardo torvo di chi ha passato una adolescenza nella bisca di quartiere, con aria di sfida ha segnato il suo passaggio producendo una disinvolta pisciata proprio su quei cartoni. Credetemi, per un momento mi sono soffermato a controllare se li avesse centrati: purtroppo il cane era un uro-cecchino. Ancora una volta Mario cercava disperatamente di confondermi le idee sull’opportunità di un affare a fronte di una piccola puzzolente rinuncia.
Decido allora di tornare sui miei passi e raccogliere il magro bottino del negozietto.
Armato della scarsa refurtiva mi incammino verso casa quando lo sguardo mi viene catturato dai secchi della spazzatura che allegramente se la spassavano in tre sul ciglio della strada (Secchio Carta, Secchio Plastica e Secchio Umido, il più anziano, grasso e navigato dei tre).
Tra Carte e Plastica era nascosta la porta dimensionale per il Paradiso delle Scatole e deve essere proprio da lì che Mario torna nel nostro mondo in cerca di poveri sventurati impacchettatori.
Ho guadagnato uno sguardo estasiato come Scrat nel Paradiso delle Ghiande: una ventina di scatoloni, già ripiegati, tutti perfettamente allineati e pronti per essere riempiti con ogni oggetto potchico.
Nessun cane aveva osato avvicinarsi, nessun gatto ne aveva fatto mensa per ingurgitare l’orribile Calcutta, soprattutto nessuno intorno a me poteva testimoniare il patto clochard che stavo firmando con Mario.
Immediatamente rapito dal trance, lascio cadere le scatole che avevo in mano e come un bambino libero di magiare tutta la vetrina del pasticciere, comincio a infilare una dopo l’altra le scatole piegate in quelle due rimaste aperte.
Un solo lampo di civiltà mi ha fatto per un momento distaccare da me stesso ed osservare la scena da fuori.
Stai ravanando vicino al secchio della spazzatura e se qualcuno ti vedesse ora ti troverebbe alle prese con un cartone di Teena Lady. Fai veramente un po’ schifo, soprattutto perché tra la pioggerellina, il vestiario metà ufficio, metà profugo, e lo sguardo da pazzo “sabbioso”, come passa una volante della polizia ti chiede il permesso di soggiorno, o peggio se ti vede l’Ama ti carica con tutti i cartoni”.
Rientrato bruscamente nel corpo, io e Mario, visto che ormai ero definitivamente posseduto, riusciamo a incastrare il tutto e ad erigere due Torri di Babele che con estrema difficoltà ci carichiamo sulle spalle.
Ora, a parte la demoniaca possessione, io fisicamente ero sempre da solo, e quindi immaginate la scena di uno spilungo di quasi due metri che avanza sul marciapiede completamente sommerso di cartoni, con un solo forellino davanti agli occhi per intuire dove fossero disseminate le cacche dei cani ed evitare lo scivolone e la sozzura.
In circa 50 metri uno dei due cartoni ha cominciato a cedere e all’orrore dello spettacolo statico, se ne è aggiunto uno di tipo dinamico, dovuto al balletto da equilibrista bulgaro che ho improvvisato.
Una enorme gelatina di 2 metri + 20 cartoni = quasi 3 metri, che ondeggiante incedeva verso casa (o verso il primo ponte libero), come avranno pensato tutti gli incuriositi passanti.
Con le braccia doloranti, e con un paio di stop intermedi sono arrivato a casa.
Mia madre ha aperto la porta ed è rimasta incuriosita dalla bizzarra immagine.
Mario è rimasto ancora un poco, ma non si è trattenuto per cena.
Credo che abbia optato per andarsi a prendere i cartoni dell’angolo pisciato dal cane..
i pensieri pericolosi di potch | 14:09 | commenti (2)