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giovedì, dicembre 20, 2007
 

Buon Natale!

Intrappolato in casa con la febbre ed altri spiacevoli accidenti, dopo aver visto mille puntate di Mc Gyver, e sapendo quindi adesso costruire un elicottero con un tostapane, avendo giocato a tutti i giochi del pc, avendo letto tomi e saggi su Harry Potter (la mia condizione non mi permette di impegnare la mente di più), ed avendo notato il discreto successo guadagnato con le sventure narrate nel logorropost qui appresso, credo che non mi resti che scrivere qualcosa di nuovo  sul blogghetto.

Beh, cari miei, ho avuto una folgorazione. Colpito nelle molte ore di televisione che la febbre accorda, bersagliato dalla tv spazzatura che senza falsa retorica è ormai inqualificabile, non ho potuto fare ameno di notare quanto facciano schifo le tonnellate di pubblicità sul Natale ed in particolar modo quelle con gatti, pupi nani, orribili bestie umanoidi, che cantano canzoncine di auguri con un trasporto degno di un cadavere.

Non sarà etico, non sarà "no-global", non sarà quello che vi pare, ed io sicuramente sono un figlio degli anni '80, ma per me la pubblicità di Natale è questa:

<object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BdPP_-CAVNg&rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BdPP_-CAVNg&rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object>

Vorrei cantare..

E quasi quasi mi ci scende pure la lacrimuccia a pensarmi all'ora di cena del 24, un bimbetto paffutello davanti al camino, che non aspetta altro che la mattina dopo (a casa mia i regali si aprivano il 25 mattina). Fuori la neve e dentro ancora l'età in cui non ti accorgi di quello che ti accade intorno.

Buon Natale a chi c'è, a chi c'era, a chi non c'è più.

i pensieri pericolosi di potch | 19:41 | commenti (6)


lunedì, dicembre 17, 2007
 

.il mio week-end del terrore.

Riporterò di seguito l’elenco delle avventure/sventure che sono riuscito a collezionare in 36 ore.

Vi prego di premunirvi di corni, gobbi, code di coniglio, aglio o quant’altro possa impedire un eventuale contagio.

Venerdì scorso, in una normale giornata lavorativa, già il mio pensiero volava al WE incipiente, che sarebbe stato forse un po’ faticoso, ma sicuramente coronato da successi delle persone vicine, mangiate colossali, viaggetti per l’Italia e simpatia a go-go, il tutto spolverato da una sottile, lieve e natalizia coltre di candida neve. Io amo la neve.

Liberato da impegni lavorativi, tra i quali spiccava per qualità ed interesse un classico ed orribile Monkey-Work, faccio rotta verso a casa a cavallo della piccina ed attendo con ansia la mamma per la macchina.

Quasi in contemporanea citofonano, la mamma appunto con la macchina, pronta per fare la spola con la casa BB e i tecnici del riscaldamento che avevo completamente dimenticato di aver chiamato.

Apro una piccola parentesi. La divisione di casa ha generato alcune strane situazioni per le quali, mia madre, pur avendo un delizioso appartamento tutto per sé non c’è mai, e la macchina con lei. Quindi se mi serve la SputaFocus devo mettere inscena una serie di movimenti per Roma tra qui, casa di mia sorella e casa di zia (il BB appunto), che segnano un triangolo equilatero su tre punti distanti di Roma. Con il traffico. Sembra di giocare a quel giochino “fai attraversare il fiume alla capra, ai broccoli ed al lupo”.

Torniamo ai tecnici dei termosifoni. Prima di tutto avevo avuto con loro un piccolo diverbio telefonico centrato sul fatto che secondo loro il fatto che avessero in gestione la caldaia non li obbligava a sfiatarmi i termosifoni, anche sa in bagno da me ci abita un pinguino con famiglia.

Insomma ti salgono su questi due loschi figuri, smortacciando in romano antico per il fatto che l’ascensore non funzionava (ovvia, per 8 piani a piedi con la cassetta degli attrezzi). Entrano i classici 2 tecnici: il “capo”, basso, abbronzato, orecchino, 6 condanne capitali in altrettanti quartieri di Roma, vocabolario di uso corrente non presente, vocabolario tecnico ridotto “damm’a chiave der 6”, “pija ‘na bacinella” e “tutt’apposso signò”; il “gregario” faccetta pulita e una probabile carriera in banca stroncata quando ha truccato il primo motorino.

Per sfiatare i termosifoni decidono di allagarmi casa. Io che mi faccio venire una crisi d’asma alla vista delle prime onde sul parquet, e che ogni 35 secondi chiedo “tutto ok là dentro?” (visto che erano chiusi in camera a far zampillare acqua puzzolente dal muro come Schumaker alla fine del granpremio).

Risolto il problema faccio armi e bagagli e riporto mia madre dalla sorella (ricordate capra-broccoli-lupo). Ovviamente l’Olimpica di venerdì alle 18.00 è impraticabile e mi tocca farla su due ruote come Darix Togni in un comodissimo viaggio di 45 minuti per 11 km.

Finalmente pronto a partire alla volta delle Marche e del Casale (the house of the flying hats, per dirla con il mitico Dr.Y).

Oltrepassata la zona reatina inizia una delicata nevicata che mi ricorda tanto quando i miei mi portavano tutti i we al Terminillo e quasi mi commuovo. Scelgo una musica adatta e vado avanti.

Metto su una raccolta di Pink Floyd e alzo il volume al massimo, godendomi il buoi della strada e la neve che attutisce ogni rimura conditi con la chitarra di Gilmour. Mistic Experience.

Fatto sta che alla fine di The Wall mi trovo in una tormenta di neve alla Cliff Hanger, con raggi di neve proiettati contro il vetro, che sembrava di entrare con il Millenium Falcon nell’iperspazio.

Procedo a 30 km/h per una mezzora ma alla fine il navigatore pronuncia la fatidica frase “tra tre cento metri.. arrivo”.

Eccomi a casa, clacsonata di rito, ma non arriva nessuno.. in realtà sono tutti sotto le coperte per ripararsi dai -50°C circa. Alla fine arriva Strangina che mi scalda pure la cena. Subito a letto visto che l’indomani ci sarebbe stata la grande presentazione del libro sulla cripta di S. Costanzo che oramai so a memoria..;).

La notte sembrerebbe tranquilla… ma alle 5.. inizia la passione secondo Ciccio.

Ciccio il cane decide di grattarsi sonoramente l’orecchio, affetto da allergia alla vita e il sonno di entrambe noi mortali si affievolisce. Quello che è accaduto per le successive 2 ore ad intervalli di 15 minuti circa lo riassumo in forma semi-onomatopeica.

1) “zst..zst.. zst.. zst..” (grattata del Ciccio)

2) “CICCIOPIANTALA!....CICCO!” (invito a desistere da parte di Strangy che nelle orecchie del dormiente sa come un trapano da dentista suonato con l’amplificatore di Marty Mc Fly in Ritorno a Futuro)

3) “frrrrr frrrrr frrrrr” (Ciccio si scotolìa le orecchie con il tipico suono da elicottero)

4) “slap slap slap” (Ciccio si comincia a succhiare la zampa… ma che è un cane questo!?!?!)

5) “BASTACICCIOBASTA!” (indovinate un po’…)

Mi alzo alle 7:30 pensando con un certo interesse a chiudere il cane nel freezer, e pronti per la colazione.

Qui tutto è più o meno regolare, e rallegrato dalla canzone “Laggiù nella valle un cowboy si rompeva le palle”, che per gli aficionados era cantata nella versione 2 “Laggiù nella solita valle..” con voce baritonale.

Tutti pronti si parte alla volta del Centro Studi Sarnanesi (che per il centro studi farebbe pensare a qualche film come Spiderman o Armaggeddon, ma il Sarnanesi lo riporta drasticamente sulla Terra).

Piccolo problema, non ha smesso di nevicare dalla notte precedente e quindi mi viene proposto di portare la macchina sulla strada principale e di andare tutti con la “Gnignis” che ha le gomme da neve.

Visto che la mia macchina non si muove di 1 mm si passa al piano B. Strangy padremunita va con la Gnignis al CSS, ed io mammadistrangymunito monto le catene e li seguo.

Dopo 10 minuti li raggiungiamo e si invertono i ruoli. Le gomme da neve nulla possono contro le impervie nevi marchigiane e quindi facciamo uno scambio di ostaggi. Ricongiungiamo le legittime coppie ed strangy si scambia come un ostaggio con la madre, salendo sulla SputaFocus.

Partiamo di gran lena e scopriamo che dopo 3 curve, arrivati sulla strada principale, la “Amandola-Sarnano”, si cammina tranquillamente senza catene. Quindi decidiamo di fare dietroforotn, prelevare i genitori e ripartire tutti insieme per celebrare il successo della dott.ssa Strangy.

Mi butto di nuovo giù per la discesa scoprendo che a nulla sono valse le ore passate davanti a Colin Mc Rae Rally.. la macchina si intraversa e facciamo un dolcissimo, lento ed inesorabile testacoda.

Io sinceramente non mi sono scomposto più di tanto, memore delle evoluzioni sul piazzale di CampoFelice, classicone di ogni fine giornata di sci che si rispetti.

Mi giro verso Strangy che mi guardava come il bambino de “Il sesto senso”.

Lei mi invita gentilmente a fregarmene dei suoi, distanti 100 metri, e a proseguire verso la conferenza, sfruttando anche il fatto che eravamo di nuovo nel verso della salita. Forse ha interpretato la cosa come un segno divinatorio. Forse è una specie di aruspice delle nevi.

Sui riparte dunque, ma sentiamo un preoccupante rumore di catene che sbattono, sintomo inequivocabile della rottura di una di queste.

Adesso occhio alla sequenza delle azioni che seguono, che sono accadute in circa 15 interminabili secondi.

Fermo la macchina, tiro il freno a mano, apro lo sportello, metto i piedi fuori, mi alzo, perdo aderenza, faccio un mezzo carpiato all’indietro…. Tu-tum.

Ora il tu-tum, non va sottovalutato, perchè indica un doppio tonfo, non singolo. I fedelissimi sapranno la storia del gatto morto, che nell’atto del venir gettato nel secchio senza attendere ulteriori soccorsi, fa il doppio tonfo testa-corpo.

Il mio personalissimo doppio tonfo è stato realizzato con un primo impatto “arcosopracciliare-spigoloappuntitodellosportello”, più un classico e rovinoso impatto culo-ghiaccio.

Visibilmente stordito, e non senza aver chiamato in causa tutto il Paradiso compreso di gregari, mi alzo, sapendo in cuor mio che da quel momento in poi avrei assomigliato ad una creatura sfigurata tipo mutante. Ho praticamente tuffato la faccia nella neve, lasciando quella simpatica traccia rossa vista in Shining.

In realtà mi sono fatto un taglietto da nulla, e mi sto guadagnando la compassione di tutti dicendo in giro che la mia donna mi picchia selvaggiamente.

Risistemato tutto in una maniera accettabile ripartiamo verso il centro studi, che ci accoglie con tutto il materiale ancora da sistemare, proiettore, telone, microfoni, ecc, ma con già 3 o 4 vecchietti che hanno sfidato la morte per assideramento per sentire la bella dott.ssa.

Un prete intraprendete ci indirizza e ci aiuta a predisporre tutto, mentre la protagonista accusa vari sintomi di possessione demoniaca.

Scopriamo che un famoso professore che poi si è rivelato essere un glottologo, era in viaggio verso di noi da qualche remota regione ma che era ancora disperso tra lupi e briganti, quindi via con la conferenza.

Io mi calo le vesti del fotografo orbo e inizio una seri di scatti da i quali traspare una certa ansia negli occhi di Strangy.

Arrivato il suo momento si scioglie e tutto va per il meglio.

Ma abbiamo lasciato i suoi genitori fermi nella tormenta..

Avevamo saputo tramite cellulare che, nonostante i nostri inviti a farsi venire a prendere, avendo scoperto di non avere le catene in macchina, avevano preferito fare così:

Mammastrangy in autostop va ad Amandola a comprare le catene.

Papàstrangy rimane a presidiare il veicolo cercando di non rimanere un blocco di ghiaccio.

Mammastrangy in autostop torna con le catene.

Strangysparents vengono su insieme al CSS.

Insomma tutto alla fine è andato, ma la scena madre è stata questa.

Strangy chiude il suo intervento “.. e quindi ringrazio tutti voi per l’attenzione e per essere intervenuti nonostante la neve. Arrivederci”. In quel momento preciso entrano i suoi, con tanto di telecamera..

In tutto ciò siamo appena alle 12:30 di sabato. E non è ancora finita.

Torniamo alla macchina credendo di essere stati teletrasportati al Polo Nord, con la previsione di un pranzetto rustico nella parrocchia della chiesa di S.Costanzo, per festeggiare l’evento.

Ci ricordiamo delle catene e mi infilo in una ferramenta per cercare di ripararle. Sembra che sia tutto apposto, ma il danno era maggiore e quindi, crepi l’avarizia, decido che le “artic” di Portaportese” saranno rimpiazzate da altre. Dopo una lunga ricerca, l’unica ferramenta di Sarnano mi presenta uno scrigno inciso a mano con dentro un paio di catene costruite con tecnologia aliena e materiali non ancora studiati. Insomma l’ultimo modello delle Konig andrà ad assicurare alla Sputa Focus una perfetta tenuta su tutti i terreni del mondo conosciuto. Prezzo 150€ (seconda imprecazione della mattinata).

Tutti pronti per il pranzo, lasciamo la macchina equipaggiata delle preziose catene e andiamo con l’architetto BobbySolo al pranzo.

L’atmosfera è unica. La chiesetta romanica è sola nella neve e il camino fuma. Odori di cucina contadina ci accolgono, e con essi una serie di personalità locali, tra le quali il parroco, il signor Tupè, architetto e moglie fatalona, vari vecchietti semi ibernati e signori dalla guance rosso vino, il tutto in stile perfettamente patriarcale.

Il tavolone a ferro di cavallo è tutto per noi e infatti veniamo piazzati al centro.

Dopo la preghiera di rito, che fa tanto natale, via ai festeggiamenti. Antipasto di salumi formaggi e verdure grigliate, una lasagna fatta di polenta e vero porco macinato (cotta credo nel lardo), grigliata mista di tutti gli animali dell’enciclopedia, patate al forno, insalata dell’alcoolista, e vino.. vino.. vino. Per concludere, con caffè e mistrà fatto in casa arriva un dolcetto delicatissimo. All’apparenza una crostata, in realtà pasta frolla ricoperta di mou, nel quale era incastonata una valanga di noci, nocciole, mandorle e altre pietre preziose.

Quasi svenuti ci imbarchiamo verso Roma. Da qui in poi ha inizio la parte che ci vede protagonisti di “cuori nella tormenta”.

Facendo il giro per il Monte Grappa, prendiamo l’autostrada Adriatica, battuta da vento e neve come il Titanic prima dell’incidente.

5 ore per tornare verso la capitale, nelle quali più volte ho pensato di lanciare un SOS, di costruire una capanna, di andare a caccia di lepri selvatiche, o di proseguire a piedi, perché sarei andato più veloce. In tutto ciò vicino a me c’era un navigatore non ufficiale che continuava a ripetere “vaipiano… rallentachechopaura…attento…”. Un paio di volte poi mi sono accostato (non per vomitare come starete pensando, né per abbandonare il passeggero), ma per rimettere le preziose catene, visto che la strada si faceva sempre più ghiacciata. Ecco in entrambe i casi stavo per chiudere la seconda catena e mi è passato davanti lo sgombraneve. A quel punto ho tolto le catene a morsi, soffocando la terza imprecazione della giornata e sgommando nel ghiaccio sono ripartito.

Il viaggio della speranza si è concluso alle 22:00 circa, davanti al cinema King, per un appuntamento volante.

Qui siamo arrivati come extraterrestri, con la macchina che era un unico blocco di ghiaccio. Siamo stati eroi per 10 minuti, con la gente che sembrava vedere per la prima volta quelle strane concrezioni bianche.

Ai primi che ci chiedevano da dove venissimo abbiamo risposto con dovizia di particolari e con un sorriso che non so da dove venisse (si pensa sia una paresi da freddo). Ad un certo punto l’ho pensato, l’ho detto e l’ho fatto.

“..toh.. quanta neve.. ma da dov’è che venite?”

“Da Montesacro signora, di là dalla Tangenziale.. fa freddo lì”

Domenica non siamo riusciti a  far altro che un minigiro per acquisti, con la polenta ancora a farci aerobica nelle budella.

Verso le 18:00 ho iniziato a sentire freddo e a sentirmi tutto sconocchiato.

Neanche a dirlo: 38 di febbre. Giornata a casa..

i pensieri pericolosi di potch | 13:35 | commenti (10)


martedì, dicembre 11, 2007
 

.ve prego aiutateme!

.lancio questo appello accorato da una orribile stanza di albergo! Credo che "orribile" non sia sufficiente a descrivere quello che realmente sto vedendo davanti a me. Ma procediamo con ordine. E' ormai noto pure ai serci che da circa un mese non riesco a passare più di due giorni consecutivi in ufficio, sbattuto dalle Alpi alle Piramidi ecc ecc ad inseguire ditte pulitrici meretrici, treni che non funzionano, treni che funzionano ma che non ci abbasta, contratti e via e via... Ultime mete "hot" sono state Taranto Pisa Firenze Bologna Bolzano, toccate ovviamente, manco a dirlo, non nel modo lineare che tutti pensano, ma nella maniera più contorta, come contorta è lamente di chi mi manda in giro. Ed oggi eccomi approdato in quel di Novara, che si è presentata ai miei occhi, all'uscita della stazione, come una elegante cittadina piemontese, chesi lascia attraversare a piedi per le sue viette illuminate e pulite. Bene. Prima di tutto riesco a perdermi nei 700 metri che mi dividono dall'hotel, pur avento il navigatore nel telefono. Ma questi sono altri problemi. Insomma arrivo nei pressi della via dell'hotel e mi trovo di fronte a Noctur Alley, che agli estimatori di Harry Potter lascia subito immaginare la stradalugubre e pericolosa dove sono raccolti i negozi delle Arti Oscure ed i maghi più vicini a VoiSapeteChi. Il nome dell'hotel, "Parmigiano", mi sapeva un po' di presa per il culo, ma anche di nome goliardico per un carinissimo hotel di semilusso. In effetti ho scoperto che si tratta di presa per il culo bella e buona. Ricordate l'albergo di shining? cazzate (almeno a vedersi era bello). Ricordate la Stamberga Strillante (sempre in Harry Potter)? fesserie (almeno era abitata da esseri magici. Qui mi aprono la porta due simildonne di cui una con accento spagnoleggiante e faccia da troll. In cima alle scale un mezzo cameriere imbalsamato che accoglie gli ospiti dal 1958 (ma amcora non si è presentato nessuno)). Eccoci al primo piano in direzione della stanza 112. Corridoi interminabili nei quali occorre accendere la luce volta per volta con gli interruttori a tempo. Finalmente la porta della camera. Porta in finto legno con chiave tipo bagno. Luci al neon e lampadari "ORIBBILI". Davanti all'ingresso il bagno. Un altro corridoietto con 4, ripeto 4, finestre, arredato con un armadio che non si chiude in stile '50. Una scrivania moderna tipo MondoConvenienza è messa di traverso e sostiene un televisore di almeno 15 anni fa, privo degli sportellini, ma con una serie di piruletti per sintonizzare i canali. Manco a dirlo si vede rai2 male, canale5 e rete4. La scrivania ha solo un cassetto. L'altro forse è stato rubato. C'è una specie di banco di scuola, perchè, Dio???? Ci sono 2 letti: uno singolo in castigo dietro l'angolo ed uno matrimoniale mollo. Dietro al letto matrimoniale c'è una sorta di carta da parati piena di fiori sbiaditi. Fa capolino uno specchio anni 60 che quasi si vergogna. C'è forse qualcosa nell'armadio? Io non lo so e non lo apro. Intanto scorgo sopra allo stesso residuato di casa di qualche zia Ernesta, una collezione di fogli di giornale sparsoi a coprire dei buchi!!! Si, ci sono dei buchi sull'armadio. Forse servono a far respirare chi ci abita dentro abusivamente. Credo che uno schifo del genere non lo ho visto nemmenoa Chang Mai quando siamo capitati in una specie di cripta. Aiutatemi..  

i pensieri pericolosi di potch | 20:06 | commenti (9)